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RESPONSABILITA' MEDICA: ONERE DELLA PROVA

26 Apr 2016

RESPONSABILITA' MEDICA: ONERE DELLA PROVA

RESPONSABILITÀ MEDICA E ONERE DELLA PROVA: CASSAZIONE, SEZ.III, 20 MARZO 2015 N. 5590.

 

In tema di responsabilità medica si segnala uno degli ultimi interventi della Corte di Cassazione, la quale è tornata sul dibattuto argomento dell’onere probatorio tra paziente e struttura medica.

In particolare, con la sentenza del 20 Marzo 2015 n. 5590 la Terza Sezione ha stabilito che il danneggiato deve fornire solo la prova del contratto con la struttura medica (o del “contatto sociale”) e dell’avvenuto aggravamento della situazione patologica (oppure dell’insorgenza di nuove patologie a causa dell’intervento). Di questi elementi il paziente dovrà provare soltanto la loro connessione con l’azione o con l’omissione dei sanitari della struttura.

Sul lato opposto risulta invece a carico del medico o della struttura provare che la loro prestazione si sia svolta secondo la diligenza professionale e che non ci sia stato un vero e proprio inadempimento contrattuale.

Oltre a ciò, e sta qui la vera portata innovativa della sentenza, l’ospedale e/o il medico  dovrà provare che gli esiti peggiorativi del paziente siano stati cagionati da un evento imprevisto ed imprevedibile, rimanendo irrilevante che si sia trattato o meno di un intervento di particolare difficoltà.

In caso di incertezza nel determinare la causa del peggioramento, sarò l’ospedale o il medico a rispondere dell’evento.

Si riportano qui di seguito i passi salienti della sentenza:

“La nuova sentenza, dunque, nega che il medico o la struttura medica siano liberati dalla responsabilità contrattuale prospettata a loro carico attraverso la sola prova di aver adempiuto secondo le regole professionali loro richieste.

Essi, infatti, devono in ogni caso provare che l’evento peggiorativo dello stato di salute del paziente sia dovuto a causa a loro non imputabile.

 

La corte d'appello ha affermato che fosse sufficiente a respingere la domanda di risarcimento dei danni nei confronti della struttura sanitaria, il fatto che nessun comportamento negligente o imperito fosse stato accertato in capo ai medici che eseguirono l'intervento.

 

E tuttavia tale conclusione non fa buon governo sia del principio di ripartizione dell'onere probatorio, sia delle norme che regolano il contenuto della prova liberatoria in capo alla struttura sanitaria, in particolare nel caso come quello considerato in cui l'intervento chirurgico abbia avuto un esito non in termini di in alterazione, ma nel senso di un deciso peggioramento delle condizioni fisiche del paziente.

 

La corte parte dall'erroneo presupposto che sia il danneggiato a dover provare la colpa in concreto del medico, ovvero che debba indicare positivamente quali comportamenti imperiti o negligenti questi abbia posto in essere, dotati di efficienza causale sull'aggravamento della condizione del paziente.

 

Non considera che il contenuto dell'onere probatorio a carico del paziente - danneggiato si limiti, in caso di esito peggiorativo dell'intervento, alla prova di essersi sottoposto all'intervento presso la struttura e di aver riportato, a causa dell'intervento, un obiettivo peggioramento delle proprie condizioni fisiche che si trovi in rapporto di causalità con l'intervento stesso.

 

Spetterà poi al medico o alla struttura (in questo caso è stata evocata in giudizio la sola struttura sanitaria) dimostrare non soltanto di non aver compiuto alcun errore nella esecuzione dell'intervento ma anche che l'obiettivo aggravamento sia dovuto a causa non imputabile alla struttura, esterna quindi rispetto alla esecuzione dell'intervento stesso.

 

In definitiva, le regole di distribuzione degli oneri probatori fanno sì che, a tutela del paziente che si affida ad una struttura sanitaria per sottoporsi ad un intervento chirurgico, l'onere probatorio del medico, nel fornire la prova liberatoria dalla sua responsabilità è correttamente adempiuto laddove questi non si limiti a provare la correttezza della propria prestazione, ma sia in grado di dimostrare anche, in positivo, che l'esito infausto è dovuto ad un altro evento individuato (preesistente o sopravvenuto) indipendente dalla propria volontà e sfera di controllo.

 

Qualora rimanga incerta la causa dell'esito infausto, la situazione processuale di sostanziale incertezza circa l'assenza di colpa del medico, e circa le cause dell'aggravamento, non può esser fatta ricadere sul paziente (che non è, oltretutto, il soggetto che dispone degli strumenti e che ha accesso a tutte le informazioni per poter accertare la vera causa del suo aggravamento), ma ricade sul sanitario o sulla struttura, che non riesce a liberarsi dalla sua responsabilità. Si precisa che la prova liberatoria potrebbe anche consistere nella individuazione di un fatto, imprevisto e imprevedibile ma pur sempre riconducibile alla condizione fisica del paziente, il quale potrebbe in ipotesi avere un crollo della proprie condizioni generali non prevedibile a priori”.